Casa Corallina Sardegna

Villaputzu e il Sarrabus: un viaggio tra cultura, archeologia e tradizioni millenarie

Un territorio dove il tempo si stratifica, tra leggende, suoni antichi e cammini nella natura.

Per comprendere davvero la magia che circonda Casa Corallina, bisogna spingersi oltre la spiaggia e il mare, seguire le strade che si addentrano verso l’interno e lasciarsi condurre fino a Villaputzu. È qui che pulsa il cuore del Sarrabus, terra di contrasti e armonie, di suoni lontani e memorie profonde.

Villaputzu non è un paese qualunque. Affacciato sulla foce del Flumendosa, si trova nel punto in cui la montagna incontra il mare, dove i boschi cedono il passo alle piane alluvionali e i sentieri conducono a siti archeologici millenari. Passeggiando tra le sue vie si avverte il respiro del tempo: le case di pietra, le piazze silenziose, le chiese antiche raccontano di un passato che ancora vive nel presente.

Uno dei simboli più potenti di questa identità è rappresentato dalle launeddas, strumenti a fiato che affondano le radici nella preistoria. Ancora oggi, durante le feste tradizionali, i suonatori accompagnano danze e cerimonie con melodie che sembrano venire da un altro mondo. Chi ascolta per la prima volta quelle note intrecciate, ripetitive, meditative, sente che la Sardegna più autentica è anche, in qualche modo, universale.

Ma il viaggio nel Sarrabus è anche un viaggio tra le pietre della storia. Poco lontano da Villaputzu, l’altopiano di Quirra ospita i resti del castello omonimo. Costruito nel XII secolo, il castello domina una vallata che fu teatro di battaglie e leggende. Si dice che nelle sue stanze si nascondano ancora tesori appartenuti alla famiglia Carroz, e che i sette cunicoli che penetrano nella roccia celino misteri mai svelati. Intorno, la natura selvaggia fa da cornice a un paesaggio che invita al cammino e alla riflessione.

L’escursionismo è una delle attività più amate in quest’area. I sentieri si snodano tra boschi di leccio e sugherete, costeggiano ruscelli, superano ponti antichi. Uno dei percorsi più suggestivi è quello che conduce alla cascata di Su Fossu e Su Para, un angolo di freschezza nascosto tra le colline. Qui, l’acqua scorre tra le rocce, creando giochi di luce e suoni che ricordano un tempo primitivo.

Gli appassionati di archeologia trovano nel Sarrabus un vero paradiso. Domus de Janas, tombe dei Giganti, pozzi sacri e nuraghi punteggiano il territorio come frammenti di una civiltà che ancora oggi affascina studiosi e viaggiatori. Il pozzo sacro di Is Pirois, con la sua struttura perfettamente conservata, rappresenta uno dei luoghi più suggestivi: un tempio sotterraneo dove l’acqua e il cielo si incontrano, e dove ancora si può percepire la sacralità di un culto antico.

Non mancano, naturalmente, i sapori. Villaputzu e i paesi vicini sono custodi di una gastronomia ricca e autentica. Pane carasau, formaggi stagionati, olive, miele di corbezzolo, dolci a base di mandorle e miele: ogni boccone è un racconto, ogni ingrediente parla della terra. E poi c’è il porceddu, cotto lentamente allo spiedo, che durante le sagre diventa il centro di una festa che coinvolge tutti.

Visitare il Sarrabus significa anche incontrare le persone. I pastori, gli artigiani, le donne che lavorano i tessuti e preparano i dolci secondo ricette tramandate da generazioni. Ogni incontro è uno scambio, ogni parola una finestra su un modo di vivere che ha saputo conservare la sua dignità e la sua forza.

Chi soggiorna a Casa Corallina ha la fortuna di trovarsi a pochi minuti da questo mondo così ricco. Alcuni ospiti decidono di dedicare un’intera giornata all’esplorazione dell’entroterra: partono al mattino, visitano i siti archeologici, si fermano a pranzo in un agriturismo, fanno una passeggiata tra le vigne. Altri preferiscono piccoli assaggi: una visita alla chiesa di San Nicola, costruita in mattoni rossi secondo i canoni del romanico sardo, o una sera al mercato di Muravera, tra spezie, tessuti e musiche tradizionali.

Ciò che rende speciale il Sarrabus è l’armonia tra natura e cultura. È un territorio che non ha bisogno di effetti speciali, perché ogni dettaglio – un muretto a secco, un albero solitario, una voce che canta – è carico di significato. Qui il turista diventa viandante, il viaggiatore diventa ospite, e ogni strada è un invito alla scoperta.

Così, tra una giornata di mare e una visita a un nuraghe, tra una passeggiata in riva al Flumendosa e un tramonto osservato dalla terrazza di Casa Corallina, si costruisce un’esperienza che resta. Perché Villaputzu e il Sarrabus non si attraversano: si abitano. Anche solo per qualche giorno, lasciano un’impronta.

E quando si torna a casa, tra le immagini che restano ci sono anche quelle meno prevedibili: una nonna che impasta il pane, un bambino che suona le launeddas, una coppia di anziani che racconta la guerra. Il viaggio diventa storia, la storia diventa memoria, e la memoria… diventa il desiderio di tornare.