Casa Corallina Sardegna

Torre di Porto Corallo: viaggio nella storia tra pirati, difese costiere e leggende locali

Tra pietre antiche e vento salmastro, la storia prende forma in uno dei luoghi più affascinanti del Sarrabus.

Non serve molto per percepire la forza della Torre di Porto Corallo. Basta avvicinarsi, lasciando alle spalle la spiaggia e seguendo il sentiero che si inerpica tra la macchia mediterranea. Il rumore del mare si fa più lontano, il vento più insistente. Poi, all’improvviso, lei appare: la torre. Imponente, solitaria, testimone di secoli di storia.

Costruita alla fine del Cinquecento per ordine della Reale Amministrazione delle Torri, questa sentinella di pietra si inseriva in un complesso sistema difensivo che vigilava sulle coste della Sardegna meridionale. In un’epoca in cui i pirati barbareschi solcavano il Mediterraneo in cerca di prede, ogni insenatura era un potenziale punto debole. Le torri costiere servivano a osservare, segnalare, resistere.

La Torre di Porto Corallo, con la sua forma cilindrica e il leggero svasamento verso il basso, è alta circa 14 metri. Il suo ingresso, posto a 6,5 metri da terra, era raggiungibile solo con una scala retrattile, che garantiva una protezione aggiuntiva in caso di attacco. All’interno, una stanza circolare con volta cupolata accoglieva la guarnigione: pochi uomini, ma determinati. Avevano camini per scaldarsi, una cisterna per l’acqua piovana, e una botola che li collegava al piano inferiore.

Salendo la stretta scala interna, si accedeva al piano superiore, la cosiddetta “piazza d’armi”, aperta sul cielo e sul mare. Qui, dietro al parapetto, venivano alloggiate le spingarde e, nei secoli successivi, i piccoli cannoni. Da lassù si potevano scorgere le altre torri lungo la costa, e segnalare con fumo o fuochi l’avvistamento di navi sospette.

La torre non è solo architettura militare. È anche racconto. La leggenda più viva è quella dell’assalto del 1812, quando una flotta di corsari tunisini tentò di invadere la costa. Ma furono gli abitanti di Villaputzu e Muravera, si dice, a respingere l’assalto con coraggio, lanciando pietre, urlando, combattendo con ciò che avevano. La torre, quel giorno, non fu solo pietra, ma simbolo di resistenza.

Dopo la soppressione dell’amministrazione militare, la torre visse una lunga fase di abbandono. Ma negli anni Ottanta del Novecento, un attento restauro le restituì dignità. Oggi si può visitare, salire fin sulla terrazza e godere di una vista a 360 gradi che toglie il fiato: il porto turistico a ovest, le spiagge a sud, le montagne all’orizzonte.

La visita alla torre è più di una semplice passeggiata. È un viaggio nella memoria. Ogni pietra racconta una storia: di soldati che vegliavano la notte, di vedette che scrutavano l’orizzonte, di famiglie che pregavano per il ritorno dei pescatori. E anche oggi, al tramonto, quando la luce dorata accarezza la pietra e il mare si fa specchio, si può sentire qualcosa. Una presenza. Un’eco.

Molti ospiti di Casa Corallina scelgono di salire alla torre nelle ore serali. È il momento perfetto per sedersi sul muretto, lasciarsi scaldare dal sole che cala, e ascoltare il silenzio. Qualcuno legge, qualcuno scrive, qualcuno semplicemente guarda. E in quel guardare, si compie una magia: il passato e il presente si incontrano.

Nel corso dei secoli, la Torre di Porto Corallo ha conosciuto l’abbandono e la rinascita. È stata trasformata, modificata, persino ampliata con una scala esterna in muratura. Ma il suo spirito è rimasto intatto. Ancora oggi, come allora, veglia sulla costa. Non contro i nemici, ma per chi arriva in cerca di bellezza, di storia, di senso.

Ci sono luoghi che parlano forte. Altri che sussurrano. La torre, invece, canta. E chi sa ascoltare, porta con sé il ricordo di una melodia antica, fatta di pietra, vento e mare.